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CAPITOLO 11

(Aspetti particolari della materia).

 

 

11.1 Il problema della malvagità.

 

    Il titolo di questo paragrafo dice chiaramente che intendiamo occuparci della malvagità e non del male. Ma qual è la ragione che sta alla base della distinzione che abbiamo operato tra i due termini? Nel paragrafo 5.3 avevamo concluso la nostra ricerca sostenendo che il bene e il male sono concetti applicabili soltanto ai due aspetti opposti concernenti il fluire della vita in generale, dove il bene indica conservazione-incremento-miglioramento e il male distruzione-diminuzione-deterioramento. Tuttavia il male, così posto, più che all’opera dell’uomo fa pensare alle conseguenze di cataclismi naturali e soltanto secondariamente tale negatività è “analogicamente” riferibile a comportamenti umani criminosi. È vero che un piromane può produrre gli stessi effetti di un fulmine e che un terrorista (il quale riuscisse a far saltare una diga) quelli di un’alluvione, ma questi fanno parte dei pochi casi in cui esiste un’omogeneità di effetti tra eventi naturali e atti umani.

    Nella maggior parte dei casi la malvagità si estrinseca più spesso con un danno psicologico prima che fisico alla vittima designata e soltanto nei casi estremi produce danni fisici e morte. La crudeltà (la specifica condizione mentale alla base dell’azione malvagia) è una forma mentis che si forma del tutto indipendentemente dalla natura, in quanto in questa tutto il danno che viene arrecato da un animale ad un altro ha “sempre” un sua ragion d’essere riposta nella ragione biologica [149], mentre tra gli uomini il male viene favorito o inferto ad una vittima soltanto per odio o disprezzo, con motivazioni del tutto soggettive e arbitrarie, fino a raggiungere un’autentica gratuità priva di alcuna giustificazione. Una forma naturale di crudeltà (propriamente: la “ferinità”) è diffusissima in natura (ne abbiamo anche citati alcuni esempi al paragrafo 2.4 a proposito dell’Argomento etico) e non ha assolutamente nulla di riprovevole, neanche da un punto di vista etico, poiché è strettamente “funzionale” all’animale che l’esercita in quel momento e in quella data situazione. Ora, il punto cruciale sta nel fatto che nel contesto sociale contemporaneo vi è scarsissima giustificazione biologica nell’esercizio della crudeltà da parte dei nostri simili, per cui bisogna utilizzare un diverso concetto per definire l’esercizio gratuito della crudeltà degli uomini, che è appunto quello di malvagità. Ma se la malvagità umana è estranea alla ragione biologica a che cosa può essere riferita?       
   

    L’accesso all’aiteria ha sicuramente costituito un fatto straordinario dell’evoluzione biologica e possiamo ritenerlo nel complesso sicuramente positivo, senza bisogno di entrare in superflue esemplificazioni. E ciò non tanto perché le esperienze idemali siano di per se stesse granché significative da un punto di vista biologico (di solito favoriscono la vita, ma in modo non essenziale) bensì perché si può ritenere con buona approssimazione che abbiano aiutato gli uomini a stare meglio insieme e a provare qualche piacere in più, in compagnia o da soli, e quindi a sopportare meglio l’ignoranza e la sofferenza. Tuttavia, avviandoci verso la fine del nostro trattatello mi corre l’obbligo di confessare che ad un certo punto delle mie riflessioni sull’aiteria, ho dovuto affrontare un terribile dubbio: quello che essa potesse celare in sé una sorta di “doppio” specularmente negativo. Tale doppio avrebbe potuto contenere tra i suoi caratteri anche quello della malvagità umana, la quale, ambiguamente e spesso tragicamente, riesce a coniugarsi con una sorta di razionalità perversa, votata alla distruzione e alla morte. Questa razionalità negativa, d’altra parte, esiste realmente e la si coglie nel modo in cui i malvagi realizzano i loro progetti, talvolta studiati minuziosamente in ogni minimo dettaglio. Per breve tempo ciò ha turbato i miei sonni e paradossalmente ha configurato all’interno di un dualismo che vuol essere alternativo a un monismo ormai sclerotizzato un secondo livello di esso, con un secondario “dualismo oppositivo” (bene-male) nell “altro” dalla materia. Ciò prefigurava il rinascere di un manicheismo ormai sepolto fin dal Basso Medioevo [150], ma  tuttavia vitalissimo quale aspetto collaterale di tutte le ideologie [151], laiche o religiose che siano, di ieri, di oggi e di domani.  

    Potrei sottolineare il fatto che il dubbio è durato lo spazio di una metaforica notte, rafforzando subito dopo la convinzione che l’aiteria si dispieghi in modo assolutamente omogeneo del tutto “fuori” dell’ambito di negatività che ho indicato. Tuttavia, l’ombra lunga di questo dubbio ha continuato a ricomparire ad intervalli, richiedendo ogni volta un ulteriore approfondimento che alla fine è sfociato nella conclusione che sia da escludere ogni coinvolgimento dell’aiteria nei fenomeni umani riconducibili alla malvagità. Debbo però precisare che a ben vedere vi è il carattere alfa (l’estetica), il quale, data la sua estrema ambiguità, lascia spazio a ritenere talvolta che una qualche forma di perversità contribuisca a risultati estetici di rilievo. Ma l’eventuale perversità nell’estetica, (quantunque talvolta possa essere effettivamente foriera di atti malvagi) per lo più si esaurisce nel contesto dell’arte e quasi mai in quello della vita reale, sebbene il rischio che ciò avvenga non va trascurato [152]. Possiamo pertanto ritenere con buone ragioni che nell’estetica la malvagità venga soltanto rappresentata e che alla maniera della tragedia greca (secondo l’interpretazione aristotelica) produca più spesso catarsi che esempi da imitare. Si può ancora aggiungere che molto spesso l’arte, nel rappresentare la malvagità ne “pone il problema”, alzando la soglia dell’attenzione sul fenomeno e provocando quindi il dibattito su di essa. Che esista tuttavia una certa categoria di prodotti estetici che mettono in scena la malvagità (e che persino ne sostengono la legittimità [153]) rientra nella specificità di questa negativa specificità antropica, la quale peraltro può presentare anche aspetti non negativi, in quanto può includere forti elementi di rottura delle convenzioni del gusto o delle convenzioni correnti, mettendo in scena una trasgressività formale e talvolta provocatoriamente spettacolare che può dare luogo a delle retroazioni positive. Ma a questo proposito ritengo assai più pericolose alcune forme di saggistica storica e filosofica di carattere razzista miranti a stigmatizzare il “male” del quale sarebbero portatori categorie o razze di individui ritenuti pericolosi per l’integrità di un principio, di una comunità o di un’intera nazione. Ne sono esempio i trattati razzisti dell’inizio del ‘900, che hanno poi portato ai terribili genocidi culminati nella shoah ebraica del secolo appena scorso.

    Tuttavia la questione non può essere lasciata cadere e bisogna domandarsi che cosa possa spingere personaggi (tipo Hitler e Himmler), non specificamente assoggettabili alla psichiatria convenzionale, a studiare e pianificare la distruzione di un popolo e promuovere tanta efferatezza e crudeltà con una razionalità non priva di raffinatezze.  D’altra parte, siccome è difficile pensare che la malvagità, in quanto produttrice di una sofferenza non legata alla necessità ma eleuteriamente scelta (e quindi “innaturale”), sia un elemento “naturale” del comportamento umano (come voleva Sade) bisognerebbe ipotizzare che essa sia del tutto fuori da ogni schema riferibile alla ragione biologica. Ma se è così essa non sarebbe neppure soggetta alla necessità, quindi “eccederebbe” la materia stessa e finirebbe per diventare un analogo “per opposizione” delle comportamentali categorie analogiche dell’aiteria. È infatti indubitabile che la malvagità sia causa di effetti che si dispiegano nell’ambito della materia, ma ad essa non sembrano imputabili nella misura in cui la malvagità umana non è per nulla assimilabile alla ferinità degli altri animali se non altro per le sue modalità di esercizio. Ora, se l’uomo ha accesso attraverso l’idema soltanto all’aiteria quale seconda realtà, ma i prodotti della malvagità non sono ad essa riferibili sorge una domanda ineludibile che suona press’a poco così: se la malvagità non è riducibile alla materia e neppure all’aiteria, quale ne può essere l’origine e quale la realtà di riferimento?

    Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passo indietro e riconsiderare la struttura della mente nel suo complesso, riesaminando il ruolo centrale ricoperto dalla psiche e la sua capacità di condizionare e in qualche caso addirittura di asservire ai suoi fini le altre due organizzazioni materiali (intelletto e ragione). Ora, se noi consideriamo che la struttura mentale in generale, ma specialmente la psiche (che è l’organizzazione più rigidamente predeterminata e meno evolvibile e trasformabile ontogeneticamente), è per lo più riferibile all’eredità genetica, che è determinata dal caso, ci dobbiamo chiedere se non sia proprio una psiche di tipo particolare a fare sì che una persona scambi il male col bene, o meglio, che identifichi il proprio bene col male di qualcun altro. La cosa non deve sorprendere, poiché lo scenario della psichiatria e della psicoanalisi ci mostra come un disagio che colpisce la psiche non coincida necessariamente con l’atrofia o la degenerazione delle altre organizzazioni. Tanto è vero che ci sono personalità geniali (o almeno genialoidi) in un certo campo delle scienze o delle arti che ci rivelano come straordinarie facoltà intellettuali-razionali (nelle scienze e nella matematica) o idemali (nelle varie attività riconducibili all’estetica) possano accompagnarsi a condizioni psichiche decisamente precarie, o almeno piuttosto instabili. Se noi consideriamo l’ampio ventaglio di questi casi di disequilibrio mentale non ci stupiremo più se una branca di questi disturbi possa condurre a considerare “nemica”, “da eliminare” o almeno “da far soffrire” una certa categoria di individui la cui esistenza contrasta con la propria integrità o che si offrono come vittime designate per la realizzazione di se stessi. A questo secondo caso è da ricondurre il cosiddetto sadismo (termine specificamente derivato da Sade) che viene inteso come il piacere di far soffrire una certa categoria di persone considerate destinate ad offrirsi come vittime delle proprie voglie, ma utilizzato anche per indicare la più banale e frequente violenza su chiunque venga considerato “debole” o violabile da chi si pone come “forte” in certi frangenti o situazioni. A questa sottocategoria di malvagità saltuaria sono da ricondurre tutti i fenomeni di violenza “di branco”, così frequenti nel teppismo gratuito (che sfocia talvolta in una vera e propria furia distruttiva) e negli atti di violenza a carico di vittime designate (di altro sesso, altra razza, altra religione, altra condizione, ecc.) terminati i quali l’individuo può riprendere la propria personalità temporaneamente trasformata da un raptus negativo, mentre la psiche (che così si autoprotegge) può sottrarre alle infrastrutture (coscienza e memoria) la registrazione del fatto, provocando quel fenomeno di rimozione (ben noto in psicanalisi) che accantona ogni senso di colpa per il crimine commesso.

    Nei fenomeni sopra citati (rientranti in una casistica assai più vasta) siamo nel campo dei fatti genetici o degenerativi che possono interessare la struttura mentale dell’uomo assai più di quella di altri animali, facendola deviare dalla ragione biologica quanto basta per stravolgerne le regole che attengono la “naturale” competizione per la conservazione di sé e della propria progenie. Ma per meglio comprendere il fenomeno malvagità nel senso di irriducibile volontà di far del male ad altri esseri viventi basti pensare alla crudeltà esercitata anche dai bambini nei confronti di esseri viventi perlopiù innocui considerati potenzialmente pericolosi (come ragni o lucertole) o troppo invadenti (mosche o formiche) e la determinazione colla quale essi procedono ad uno sterminio sistematico (a volte incoraggiato dagli stessi adulti). Nel caso degli adulti è significativo ad esempio il fatto che alcuni cacciatori, in assenza di prede commestibili, esercitino la loro mira abbattento ogni tipo di volatili capitino loro a tiro, ritenendosi del tutto legittimati a farlo senza la minima remora etica. È evidente come anche in questo caso la psiche designa come pericolosi o come vittime designate certe categorie di esseri viventi senza che esista un ragione logica per ritenerli tali. Ora, anche se passare dagli insetti o dagli uccelli a rappresentanti del genere umano è un passo piuttosto lungo, tuttavia la riduzione dall’uomo ad un insetto è proprio ciò che storicamente ha potuto traviare la psiche di più o meno numerose masse di persone ragionevoli [154].

    Abbiamo così sciolto il nodo e ricondotto il fenomeno malvagità nell’alveo della materia vivente ammalata o degradata e abbiamo anche evidenziato come un cervello rischia degenerazioni quanto più diventa evoluto e complicato, in quanto la complessità spesso determina vulnerabilità. Questa è una sorta di norma generale che non vale soltanto col cervello degli uomini ma anche con le stesse loro opere: è noto come il passaggio dalla strumentazione meccanica a quella elettronica  abbia prodotto un aumento e un perfezionamento delle prestazioni di comando e controllo delle macchine dell’uomo, ma che nello stesso tempo tali congegni molto sofisticati risultino spesso più vulnerabili e difficili da riparare.                      

         
 

 

 

11.2)  La sfera del paranormale.

 

    Avendo già delineato la realtà antropica in diversi suoi aspetti ed avendo esaminato la struttura della nostra mente ci occuperemo brevemente di un argomento di notevole rilevanza sociale che concerne in modo specifico la più importante delle organizzazioni mentali, vale a dire la psiche: esso è il cosidetto “paranormale”(altrimenti detto anche, e forse più propriamente, metapsichica). Il campo esperienziale in questione costituisce sicuramente un territorio ancora in buona parte inesplorato e certamente degno di approfondimenti, ma il mondo del paranormale (che concerne le sue possibilità di andare oltre i confini della materialità in senso stretto e accedere quindi ad un mondo “parallelo”) è purtroppo inquinato da inganni, malversazioni, superstizioni e credenze irrazionali di ogni genere, che non aiutano certo a chiarirne i contorni e l’autentica realtà. Se la psicologia e la psicanalisi hanno cercato per lo più di razionalizzare lo studio della psiche [155] (ma forse con qualche incompletezza) esistono da sempre approcci irrazionalistici, ricchi di posizioni a favore e di una rilevante documentazione storica (anche se di parte), che virano in tutt’altra direzione e che si estrinsecano nella cosiddetta parapsicologia, che si pone come una scienza, ancorché di un tipo particolare. Questa infatti (in linea di massima) nega ogni validità all’approccio razionalistico e oggettivistico nell’indagine sul paranormale, in quanto improprio e inadeguato ad occuparsi di aspetti di una realtà occulta, che si offre soltanto ad un approccio di tipo “sensitivo” e in quanto tale non razionalizzabile. La sfera del paranormale si manifesta peraltro in un’ampia gamma di accadimenti veri o presunti, che si collocano tra mistificazione e autenticità e che recano con sé sempre qualche elemento di ambiguità. Indicativamente (e non esaustivamente) i fenomeni paranormali si collocano in diverse modalità esperienziali che vanno sotto il nome di: a) telepatia, b) chiaroveggenza, c) divinazione, d) percezione extrasensoriale, e) esperienze extracorporee, f) psicocinesi, g) poltergeist (psicocinesi involontaria), h) spiritismo (apparizioni ectoplastiche).

    L’argomento del paranormale è completamente estraneo all’assunto e alle argomentazioni del DR e tuttavia, dal momento che ci occupiamo precipuamente della realtà e su di essa fondiamo i nostri argomenti, ci corre l’obbligo di un cenno su questa vasta sfera esperienziale, che per molte persone indica ed evoca un’affascinante e misteriosa realtà nascosta e trascurata, che si sottrae alle più comuni valutazioni sensorie e che pertanto è refrattaria ad ogni spiegazione od indagine razionale che si basi esclusivamente sui dati sensibili rilevabili strumentalmente. Ora, va anche rilevato che se pure i fenomeni paranormali fossero totalmente privi di realtà oggettiva, essi manterrebbero tuttavia una loro effettualità soggettiva della quale si dovrebbe tenere conto, nella misura in cui essi rientrerebbero comunque in quella vasta categoria di punti di vista ed atteggiamenti psichici generalmente indicabili come credenze, che comprendono le superstizioni e le fedi religiose, nonché alcune ideologie socio-politiche apparentemente razionalistiche ma che delle religioni posseggono indubitabili caratteri.

    Il mondo del paranormale, nel suo sottrarsi all’indagine della ragione, presuppone e difende un approccio gnoseologico di tipo “sensitivo”, possibile grazie ad eccezionali facoltà innate e concesse ad alcune persone (o comuni a molte, ma da riconoscere e potenziare) le quali possono poi condividere le loro esperienze con altre. I fenomeni che tali persone sperimentano o provocano si pongono (o forse i razionalisti radicali preferirebbero che si dicesse “si porrebbero”) in una sorta di ambito super-fisico ed extra-sensoriale, il quale rende quasi impossibile ogni verifica e ogni traccia testimoniale fisicamente concreta, trasmissibile e documentabile oggettivamente.

    Sull’argomento esiste da almeno due secoli una feroce lotta tra chi nega ogni realtà ai fenomeni paranormali e chi invece la sostiene, la ribadisce e la rivendica a spada tratta a volte con una passione che rasenta il fanatismo. E in definitiva occorre rilevare che, allo stato attuale delle cose, la disputa prosegue implacabile senza che vi sia una netta e definitiva conferma della loro realtà, ma neppure una loro negazione inoppugnabile e sufficientemente convalidata [156]. Va però anche aggiunto che la generalizzazione a cui ci siamo finora attenuti richiede qualche cenno in più, poiché, per alcuni versi, alcuni aspetti del paranormale tutto sommato risultano poi abbastanza “normali” in molti animali [157] e in alcuni esseri umani che godono (e talvolta soffrono) di tali qualità. La sua sfera d’azione infatti, presa nei suoi termini “minimali”( per esempio telepatia e chiaroveggenza) riguarda certi fenomeni psichici che appaiono sorprendenti, ma comunque abbastanza comuni e frequenti ad esempio in cani e gatti. Essi riguardano premonizioni o intuizioni di accadimenti o di loro tempi e luoghi che sembrano abbastanza accertati e credibili, senza che si rendano assolutamente necessarie verifiche strumentali peraltro difficili. Dal momento che le testimonianze (e in qualche caso la documentazione) su questo tipo di esperienze si riferisce più spesso agli animali che agli uomini l’indagine va spostata più verso facoltà che concernono il cervello umano nelle sue componenti psichiche primarie piuttosto che a fasi ulteriori dell’evoluzione di esso, quando probabilmente emergono anche le altre tre organizzazioni, le quali possono offuscare in parte le prestazioni della psiche. E non sarà un caso che tali fenomeni siano testimoniati anche da alcuni etnologi come assai frequenti in popolazioni e gruppi che hanno conservato alcune capacità mentali probabilmente ancestrali, che noi abbiamo verosimilmente perduto con lo sviluppo della ragione.

    Ribadendo però la nostra incompetenza e quindi la nostra posizione neutra al riguardo, riteniamo comunque di poter sottolineare che i fenomeni paranormali concernono in ogni caso effetti che si dispiegano in generale nell’ambito della materia con caratteri di “eccezionalità” (sia per le premesse che per gli effetti) e che nello specifico sono da attribuirsi alle funzioni della psiche. Ciò anche perché le altre due organizzazioni materiali operano in tutt’altra direzione e l’idema (che opera invece nella “normalità” umana) agisce in un ambito del tutto estraneo al campo del paranormale, che sembra riservato soltanto a individui dotati di eccezionali poteri psicocinetici o medianici (ma spesso soltanto prestidigitativi!).        



 

                     

11.3) La miracolistica religiosa e ascetica.

 

    I miracoli della storia delle religioni e i fatti prodigiosi riportati in tutta la letteratura sacra e sotto tutte le latitudini rendono il campo della miracolistica affine a quello del paranormale. In entrambi i casi infatti gli effetti si dispiegano totalmente nella materia, della quale verrebbero sospese le leggi fisiche. Alcuni irriducibili materialisti-razionalisti nel negare ogni validità trascendentale ai fenomeni paranormali e attribuendoli per lo più a trucchi da prestigiatori (nonché a mistificazioni e imposture d’ogni genere) si trovano a definire in termini analogici la miracolistica religiosa.  Ora, noi, che (coerentemente coi nostri assunti) siamo aperti ad ogni possibilità non negheremo a priori l’autenticità dei cosiddetti “miracoli”, storici o contemporanei che siano. Non abbiamo infatti nessun buon motivo a priori per pensare a mistificazioni e/o trucchi e non riconoscere quindi la buona fede di chi ne è protagonista, testimone, relatore o interprete. Il nostro “possibilismo” non è neanche un atteggiamento opportunistico, ma piuttosto una posizione “teorica” di apertura e nello stesso tempo di ricerca del reale autentico, la quale non esclude una certa euristica attenzione anche nei confronti del presunto e del fantasioso.

    Con la premessa di cui sopra facciamo adesso un passo avanti e vediamo di soffermarci sui miracoli relativi alla contemporaneità, poiché sono gli unici che godono di testimonianze attuali e sui quali è possibile in qualche modo esprimersi. Constateremo allora che tra i cosiddetti miracoli contemporanei largamente citati e riportati, sono da considerarsi decisamente interessanti (e spesso anche più credibili) le rapide guarigioni da malattie o infermità gravi. Esse si realizzano attraverso un felice processo grazie al quale una persona (partendo da una condizione fisica caratterizzata dalla compromissione di un’organo o di un funzione) riacquista improvvisamente la salute con una remissione del danno o della malattia. Per contro riteniamo molto meno interessanti le ricorrenti immagini delle madonne che piangono, i presunti poteri taumaturgici delle reliquie (rientranti nella più bassa superstizione) oppure, tanto per esemplificare, la liquefazione del cosiddetto “sangue di San Gennaro” [158].

    Ora, senza negare l’autenticità di tali accadimenti concernenti la salute fisica (che “vogliamo” ritenere a priori degni di fede) ci tocca anche osservare che essi sono testimoniati abbastanza spesso anche nell’ordinaria casistica medica, senza che la guarigione venga attribuita ad interventi soprannaturali. Esse infatti sembrano ragionevolmente attribuibili semplicemente ad un improvvisa ed inattesa attivazione dei nostri sistemi di difesa (per ragioni per lo più di tipo psichico) grazie alla quale le difese naturali riescono a fare quello che precedentemente non era stato loro possibile [159]. Il fatto che di solito i “miracoli” accadano relativamente a malattie dichiarate inguaribili o ad evidenti handicap a nostro avviso (che ammettiamo le guarigioni straordinarie ma non le cause soprannaturali) significa soltanto che il sistema psico-somatico del soggetto considerato passa da una condizione negativa nel quale la malattia si manifesta ad un'altra (positiva) nella quale la malattia regredisce. Ribadiamo che questi fenomeni di guarigione (per quanto scientificamente se ne sappia) risultano dovuti al sistema immunitario, il quale, depresso nella precedente condizione della malattia, viene attivato e potenziato da uno stato psichico più favorevole o decisamente rivoluzionato, che è a sua volta conseguente ad un certo tipo di esperienza o accadimento di tipo particolare. Sono consapevole che questo tipo di spiegazione sarà ritenuto insoddisfacente da persone di fede, le cui convinzioni vanno rispettate, penso tuttavia che queste stesse persone non potrebbero negare ciò che corrisponde ad un evidenza scientifica ormai largamente nota, relativa alle interazioni tra psiche e corpo, le quali (sia in senso peggiorativo che migliorativo dello stato di salute) sono testimoniate continuamente nell’ordinaria  prassi medica, senza dimenticare (vedi nota 156) che statisticamente le regressioni spontanee sembrano esser in numero assai maggiore di quelle prodigiose. Il problema riguarda semmai l’eccezionalità di alcune guarigioni miracolose, ma d’altra parte va’anche tenuto conto che le esperienze religiose sono per loro natura “eccezionali” sullo stato psichico e che gli accadimenti miracolosi sulla salute costituiscono una parte infinitesima delle continue richieste di guarigione rivolte alla divinità o ai santi da parte di milioni di ammalati.

    Abbiamo qui avuto l’occasione di ribadire la straordinaria importanza della psiche sul nostro stato fisico, sia in senso peggiorativo che migliorativo, e le enormi possibilità (forse in gran parte ancora sconosciute) che essa ha di condizionare i comportamenti e le prestazioni di una persona. Non soltanto, ma è noto come una  psiche “forte” (o ipertonica) riesca ad influenzare in modo straordinario quelle di persone dalla psiche fragile o sintonica con essa. Ad esemplificazione di ciò basti citare, per il primo aspetto, il potere degli yogi di abolire il dolore fisico e gli stimoli della fatica, della fame o della sete, e per quanto riguarda il secondo aspetto ricordare il potere di alcuni personaggi carismatici di ieri e di oggi nell’influenzare e condizionare i loro adepti, oltre ai non infrequenti casi di plagio a loro carico. In altre parole, i fenomeni miracolistici, per le rilevanti componenti di autosuggestione ad essi connesse, secondo noi sono da ritenere strettamente connessi a quelli paranormali, essendo entrambi infatti riferibili allo stesso agente: la psiche appunto. Ciò ci consente di ribadire l’assoluta “materialità” di tutti i fenomeni che concernono il paranormale e la miracolistica per contrapporvi l “aiterialità”, che riguarda esperienze per lo più avulse dal supporto corporeo e che sono l’oggetto primario di questo libro. 

    La psiche è l’organizzazione-base della struttura mentale, la quale presiede a tutto il sistema motorio-senziente-pensante di un uomo (ma forse anche di ogni mammifero superiore) e sta alla base di ogni stato mentale e fisico, nonché di ogni attività nella quale prevalgano gli elementi automatici od istintuali rispetto a quelli razionali, intellettivi o idemali. Ripetiamo che questo stato di cose riguarda presumibilmente (sia pure in misura ridotta) anche altri animali, ma è certamente nell’homo sapiens dove esso raggiunge un grado di ricchezza e complessità di grande rilevanza, anche e proprio in rapporto al corpo (che molto ne dipende), determinando quell’unità psico-somatica dalle cui condizioni dipende largamente il nostro stato di salute.






[149] Ritengo del tutto improprio e persino sviante parlare di crudeltà a proposito di animali diversi dall’uomo, il felino e il rapace che sbranano la loro vittima dopo la cattura operano secondo la modalità loro propria , cioè nell’unico modo afferente le loro possibilità di cibarsi.

[150] Il manicheismo è una religione fondata nel III secolo d.C. da un nobile persiano di nome Mani la quale immagina una realtà nella quale agiscono, combattendosi e cercando ognuno di prevalere sull’altro due principi distinti e opposti, quello della Luce (divino) e quello delle Tenebre (demoniaco), ovvero il Bene e il Male.  L’uomo, che possiede in sé i due principi opposti deve riuscire a liberarsi di quello demoniaco realizzandosi unicamente in quello divino.

[151] Il DR considera ideologia un “sistema” organico di idee basato su principi ed assiomi (dichiarati od occultati),  che in quanto tali non sono discutibili né sottoponibili a critica o revisione, ma semplicemente creduti in base a presupposti irrinunciabili. Essa può essere di carattere religioso, politico o sociologico e implica una totalizzazione di credenze, di atteggiamenti e di comportamenti in base ai quali l’individualità perde in parte l’esercizio dell’eleuteria, aderendo a ciò che non deriva dal suo esercizio ma da una “ragione” esterna. Caratteristica di ogni ideologia è la mancanza di senso critico e la chiara convinzione di ciò che è bene e di ciò che è male. Ogni dubbio è bandito sul piano teorico ed esso riguarda solo i modi di agire e di procedere per il trionfo di essa. I singoli individui in quanto soggetti ideologicizzati e omologati possono (nell’insieme) diventare quella totalità umana alla quale data spesso la denominazione di massa.

[152] Il Dr, quantunque in linea di principio fermamente contrario ad ogni tipo di censura, ritiene che sia non solo opportuno ma indispensabile proteggere i bambini e gli adolescenti da pubblicazioni o spettacoli che mettano in scena la violenza, tanto più se gratuita.

[153]  Si possono citare a questo proposito le opere di Sade (Donatien-Alphonse de) il quale in varie opere, molto noti i romanzi Le 120 giornate di Sodoma (1785), Gli infortuni della Virtù (1791), La nuova Justine (1797) e il saggio La filosofia nel boudoir (1795) sostiene che vizio e crudeltà sono inerenti la natura umana e che il singolo uomo non è responsabile del loro esercizio in quanto essi sono “necessitati” dalla dinamicità della natura nella sua globalità.

[154] Si ricorderà a questo proposito come la propaganda nazista qualificasse spesso gli ebrei come “scarafaggi”.

[155]  A tale rigorosa razionalizzazione che si rifà prevalentemente a Freud si è però contrapposto Jung, che ha dato corso a un’approccio alla psichicità di tipo largamente irrazionalistico, sulla cui scia si è sviluppata una vera e propria scuola junghiana, ricca di sviluppi terapeutici e con notevoli ricadute in diversi campi culturali, specialmente nella letteratura e nell’arte.   

[156] Il CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale)  fondato alla fine degli anni ’80 è costituito da un gruppo di ricercatori che si sono posti il compito di smascherare gli indebiti accrediti che vengono popolarmente fatti ai fenomeni paranormali rivelandone i trucchi in maniera perlopiù convincente.

[157] Su questo argomento è degno di nota il libro di Rupert Sheldrake I poteri straordinari degli animali (Mondadori 2000). L'autore (teorizzatore dei “campi morfici”) fornisce sull'argomento una ricca documentzione testimoniale (ma nessuna vera prova scientifica) di straordinarie facoltà naturali delle quali sono dotati molti animali e che consentono loro delle notevoli performance nel campo della telepatia e della preveggenza.

[158]  Il presunto miracolo della liquefazione di masse colloidali è un fenomeno dovuto alla tixotropia di queste sostanze, solide allo stato di quiete ma liquide se agitate nel loro contenitore. Una sostanza dal comportamento fisico esattamente uguale al cosidetto “sangue di San Gennaro” è stato fabbricato da un ricercatore dell’Università di Pavia negli anni ‘70  utilizzando sostanze facilmente reperibili in commercio. 

[159] È noto come la depressione psichica e in generale l’ipotonia psichica favoriscano l’insorgere delle malattie mentre, al contrario, un buon tono psichico e una buona condizione umorale ne evitino l’insorgenza. Il sistema immunitario essendo in un certo senso psico-dipendente.